Postato: 2010 marzo 09, martedì 22:49

Una delle facoltà più brillanti del pensiero umano è quella di partorire forme di giudizio basandosi su schemi predefiniti.
Facciamo un esempio terra terra.
Se sei sciatto, malvestito e hai un’aria sfigata, corrispondi alla forma di Comunista. Se invece sei ordinato, benvestito e hai un’aria vincente, corrispondi alla forma di Berlusconiano. Verifica: quel pecoraio di Bossi è comunista, l’elegante Bertinotti è berlusconiamo.
No, non ci siamo, apposta hanno inventato il proverbio l’abito non fa il monaco. Bah, che confusione, non funziona con un’associazione così semplice, figuriamoci se introduciamo altre variabili.
Perché, allora, siamo così maniaci di classificare tutto e tutti con giudizi a priori? Perché tendiamo a semplificare persone, discorsi e situazioni con definizioni preconfezionate? Pigrizia? Ignoranza? Superficialità? Convenienza? Dominio? Insufficienza cerebrale?
La pappa pronta fa comodo.
Evita la fatica di un confronto conoscitivo-costruttivo. Un “generale” di verità a monte, leggi e regole universali, da cui peschiamo, con baldanzosa sicurezza, le etichette da incollare al “particolare”, persona o situazione che sia. Una sorta di schedario (si vocifera orgogliosamente costruito con l’accumulo di esperienze), che dalla A alla Z, contiene tutti gli schemi giudicanti. All’occorrenza, senza nessuno sforzo, apriamo il cassetto che più ci fa comodo e toh, ecco un laconico giudizio. Sic, basterebbe uno sforzetto… e invece, come il gregge segue il pastore, così l’uomo giudicante segue lo schema. Beeeeeeeeeeee
ANT












